Blog di Beppe Grillo

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    di MoVimento 5 Stelle

    Il Governo ed il PD si stanno rendendo politicamente complici delle responsabilità, civili e penali, dei dirigenti e degli amministratori truffatori di povera gente. Per il Governo sono tutti da proteggere e da salvare: da quelli di Banca Etruria, con il papà della Boschi in prima fila, sino a quelli che hanno spolpato le Banche Popolari Venete. Anziché stare dalla parte dei cittadini difendono chi fa sparire i soldi guadagnati con il sudore dei padri di famiglia, dei giovani, dei pensionati. Da che parte stanno ormai è chiaro a tutti.

    Il MoVimento 5 Stelle vuole l'interdizione perpetua, il DASPO per intenderci, per questi dirigenti, presidenti amministratori finti banchieri che hanno rovinato intere famiglie; interdizione perpetua sia dai pubblici uffici che dagli uffici direttivi delle imprese private. Devono poi essere dichiarati incapaci di contrattare con la pubblica amministrazione. Tutto questo, chiaramente, dopo che hanno pagato sino all'ultimo centesimo tutti i danni provocati.

    Danni che ricadono non solo sui correntisti e risparmiatori defraudati, ma anche sulle casse pubbliche dello Stato, visto che stiamo regalando miliardi e miliardi di euro agli istituti in crisi: già 85 miliardi negli ultimi anni. Senza sapere, poi, dove sono andati a finire tutti i soldi sottratti dai salvadanai custoditi dai banchieri!

    Questo bisogna saperlo subito prima di attingere dai cittadini o prima di indebitare ancora di più il nostro Paese come irresponsabilmente sta facendo questo Governo. Chi ha truffato i risparmiatori deve pagare anche con il suo patrimonio personale e familiare.

    Non possono solo e sempre perdere gli stessi: i cittadini. Adesso basta davvero. Basta soldi alle banche, basta impunità per chi commette illeciti e truffa i deboli. La responsabilità politica è di questo Governo e del PD di Renzi.


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    Basta inquinamento. Basta morti causate da un modello industriale legato al fossile. I cittadini chiedono di poter vivere in un ambiente sano ed esasperati dalle mancate risposte si sono rivolti al Parlamento europeo con delle Petizioni che chiedono il rispetto delle normative europee. Non esistono cittadini di serie B, non devono esserci zone franche in Europa quando si tratta di difendere la salute dei cittadini. I cittadini chiamano, il gruppo Efdd - MoVimento 5 Stelle risponde. Abbiamo proposto e ottenuto una visita ufficiale del Parlamento europeo nel Sud Italia. Ecco il racconto di Eleonora Evi e Rosa D'Amato che hanno partecipato alla missione. Ci chiediamo dove fossero gli europarlamentari di Pd e Forza Italia. Sono già al mare?

    di Eleonora Evi e Rosa D'Amato, Efdd - MoVimento 5 Stelle Europa.

    "Usiamo i fondi europei per ridare futuro e speranza al Sud Italia malato di inquinamento.Abbiamo visitato, insieme a una delegazione della Commissione Petizioni del Parlamento europeo, gli stabilimenti ILVA ed ENI e abbiamo partecipato a numerose audizioni che si sono svolte in prefettura. Abbiamo ascoltato i cittadini che hanno presentato le petizioni, gli organi di controllo ambientale e sanitario ISPRA, ARPA e ASL, i sindacati, Confindustria, Confagricoltura, le ONG e le associazioni del territorio che si battono per una Taranto diversa. Vogliamo una politica attiva, diretta, senza stucchevoli liturgie.


    LO STABILIMENTO ILVA

    Le prescrizioni AIA, ovvero gli obblighi che l'impianto deve ottemperare per ridurre il suo impatto inquinante sul territorio, in larghissima parte non sono attuate. Tra promesse, proroghe e decreti del governo, lo stabilimento continua a generare perdite e soprattutto a inquinare. Tra le prescrizioni non attuate, ad esempio, manca ancora una tra le più importanti: la copertura dei parchi minerali.Si tratta di cumuli di minerali di ferro e carboni che con il vento si alzano e si disperdono nell'ambiente, fino a ricoprire di rosso tutte le strade nei pressi dello stabilimento per poi arrivare nelle case dei tarantini e nei loro polmoni. Molti residenti sono costretti a tenere le finestre chiuse per evitare di essere esposti e respirarle. Una promessa, quella della copertura dei parchi minerari, che risale a molti anni fa, e che fino ad oggi è rimasta lettera morta. Tutti i membri della delegazione sono rimasti stupefatti di fronte a una tale situazione di costante pericolo per la salute dei cittadini.

    Dalle audizioni sono emersi elementi nuovi e significativi. L'ISPRA, per esempio, ha ammesso che con lo scellerato decreto cosiddetto Salva Ilva ha le mani legate. Le nuove regole prevedono che l'impianto debba ottemperare l'80% delle prescrizioni AIA. E il restante 20%? Non pervenuto. Peccato che il questo restante 20% sia relativo alle opere più importanti e che inquinano di più come la copertura dei parchi minerali. Il decreto salva Ilva non fornisce al controllore alcuno strumento per ottenere un miglioramento ambientale e sanitario. L'Arpa poi ha ammesso che la natura stessa dell'impianto non azzera il rischio e un impatto sulla salute dei cittadini. Un rischio che per i cittadini di Taranto non è più accettabile, stando ai sempre più numerosi studi epidemiologici che dimostrano il nesso tra il mostro inquinante e l'insorgere di patologie gravissime nella popolazione, specialmente quella più debole, i bambini e gli anziani. E' inaccettabile anche la totale mancanza di informazioni e trasparenza della fase di transizione dello stabilimento che, dall'attuale amministrazione pubblica straordinaria guidata dai commissari governativi, passerà nelle mani di un nuovo proprietario, l'AM Investco (Arcelor Mittal e Marcegaglia), lasciando i cittadini di Taranto nella condizione di subire passivamente per l'ennesima volta le decisioni sul futuro dell'area.

    L'IMPIANTO TEMPA ROSSA
    Come se non bastasse, di fianco al gigante decadente che sforna acciaio, sorge la raffineria di proprietà dell'ENI. Nello stabilimento viene trasformato il greggio in combustibili e carburanti commerciali che vengono poi distribuiti in una vasta area del sud Italia. Si tratta di un altro grande impianto che negli enormi serbatoi e tubature lavora e movimenta ogni anno 6,5 milioni di tonnellate di petrolio. Circa 250 navi operano nel pontile che si affaccia sul mare per il carico e scarico dei prodotti della raffineria. In questo quadro si inserisce il progetto di ampliamento dell'impianto per contenere e stoccare il greggio proveniente dalla nuova concessione di estrazione petrolifera in Basilicata, progetto denominato Tempa Rossa.

    Le petizioni invitate dai cittadini denunciano una situazione poco trasparente per quanto riguarda la sicurezza dell'impianto stesso: classificato come impianto a rischio di incidente rilevante, Tempa Rossa deve rispettare la normativa europea, cosiddetta direttiva Seveso, che prevede la predisposizione di piani di emergenza interni e esterni allo stabilimento a tutela e protezione non solo dei lavoratori dell'azienda ma anche della popolazione che vive nelle vicinanze. Nonostante le sollecitazioni e lo scadere dei termini per la presentazione di tali piani, che devono peraltro essere fatti coinvolgendo e informando i cittadini, ad oggi ENI ne risulta sprovvista.

    LE PROPOSTE M5S
    L'Europa che vogliamo dialoga, si confronta e risponde ai problemi dei cittadini. Chiediamo la riconversione industriale delle aree e tutele per la salute dei cittadini. Bisogna ricollocare i lavoratori anche nelle bonifiche e la formazione. I fondi europei ci sono e servono proprio a questo.

    Chiediamo di abbandonare il modello industriale inquinante e quello energetico del fossile verso una riconversione dell'area che guardi a un futuro sostenibile e resiliente, alle vocazioni del territorio, al turismo e all'agroalimentare. Vogliamo sostenere l'imprenditorialità creativa e l'economia sociale, che metta al centro le energie rinnovabili e l'economia circolare. Noi ci siamo. Abbiamo le idee chiare. E non lasceremo mai soli i cittadini!


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  3. La cooperazione internazionale allo sviluppo è una forma di collaborazione che avviene tra Stati con l’obiettivo di sostenere le aree più deboli del pianeta. In questi ultimi anni, la cooperazione italiana si è spesso concentrata sul finanziamento di mega infrastrutture, accessibili solo a grandi società. Queste operazioni hanno causato ricollocamenti forzati di intere comunità locali (basti pensare alle mega dighe costruite in paesi poveri che hanno provocato allagamenti di territori fertili, deviazioni di fiumi e prosciugamenti di laghi che sostenevano intere popolazioni). L’Italia è ancora lontana dagli impegni presi in sede internazionale come quota di aiuto ufficiale allo sviluppo (0,7% del PIL) ed è considerata un Paese con un bassissimo livello di trasparenza sull’uso dei fondi per lo sviluppo. Il MoVimento 5 Stelle chiede di dare una priorità al finanziamento trasparente dei fondi alla cooperazione internazionale.

    di Nancy Porsia, giornalista freelance e producer esperta di Medio Oriente e Nord Africa.

    In Europa si continuano a lanciare proclami di paura rispetto a una potenziale invasione del vecchio continente da parte dei migranti ma, troppo poco spesso, ci si chiede quali siano le condizioni dei migranti nei loro Paesi di provenienza. Per quali motivi i migranti scelgano di partire?
    La scelta di lasciare la propria terra madre non è mai semplice. I motivi possono essere la mancanza di lavoro, la fuga dalle bombe, le condizioni economiche e la struttura socio-politica del Paese che portano sempre uomini e donne a optare per l’extrema ratio di prendere la via del mare, la pericolosissima via del mare, attraverso il Mediterraneo. Le condizioni socio-politiche dei Paesi di provenienza sono in realtà basate sul sistema economico degli stessi Paesi. Questo sistema economico è direttamente riconducibile alle politiche di cooperazione dei Paesi europei, quindi degli attori internazionali. Fino a quando l’Unione europea o gli Stati membri continueranno a portare avanti progetti di cooperazione per la realizzazione di grandi opere non si farà altro che rafforzare i regimi di oligopolio che poi, appunto, solidificano i regimi autoritari e despoti che sono la causa principale della fuga in massa da alcuni Paesi, che siano subsahariani piuttosto che dell’Africa del nord, del Medio Oriente, dell’Asia o dell’Estremo Oriente.
    La cooperazione internazionale, tendenzialmente, si può sviluppare su tre tracce. Ci sono microprogetti di sviluppo rurale, culturale, quelli per la lotta alla corruzione e alla mafia, o la realizzazione delle grandi opere. In base alla mia premessa, va da sé che l’opzione primaria, l’opzione da tenere in prima battuta in considerazione sia proprio la lotta alla corruzione. Soltanto con un regime di trasparenza della distribuzione dei fondi della cooperazione da parte dell’Europa, di redistribuzione dei fondi stessi nei Paesi con cui si chiudono accordi di cooperazione per lo sviluppo, si può, di fatto, debellare il sistema di oligopolio e quindi il sistema che si basa sui signori della guerra che fomentano la destabilizzazione dei Paesi stessi.

    UN CASO PER TUTTI: LA LIBIA
    Come sappiamo, lo scorso anno, l’Unione Europea ha deciso di stringere un accordo con il Paese nordafricano firmando il Memorandum of Understanding. Per quanto la Libia in questo momento abbia bisogno di un apparato di sicurezza, come delle forze marittime o un esercito, in realtà oggi non è in grado di essere un interlocutore affidabile che sia fuori dai giochi delle milizie. Quindi, se sul breve termine, gli Stati membri che hanno caldeggiato questo Memorandum solo per ridurre il numero dei migranti otterranno il loro obiettivo, d’altro canto andranno a destabilizzare ulteriormente un Paese che per decenni ha svolto la funzione di ammortizzatore sociale della stessa ondata migratoria. Per vent’anni la Libia è stato il Paese di destinazione per i migranti che, nel loro Paese, non avevano possibilità occupazionali. Quindi questo Memorandum rischia di rafforzare il sistema delle milizie, rischia di giocare a sfavore dei migranti che non avranno più la possibilità di fermarsi per un periodo in Libia, il tempo di racimolare dei soldi e poi tornare a casa come succedeva fino alla fine del regime, e per i libici stessi che verranno sempre più schiacciati dal sistema dei signori della guerra. Nel medio-lungo termine, la Libia non solo sarà un punto di transito, ma diventerà addirittura un Paese di emigrazione.
    Quando si parla di cooperazione, è fondamentale mettere sempre in cima alle priorità l’attenzione per la lotta alla corruzione. La cooperazione in Europa sconta anche la grande problematica della mafia nostrana. Sebbene i regimi autoritari siano un interlocutore conveniente per le istituzioni internazionali perché vanno ad accorciare la filiera, la burocrazia della cooperazione stessa, d’altro canto, sul lungo termine, provocano dei dissesti sociali che poi portano ai grandi flussi migratori. La cooperazione dovrebbe puntare, da quella che è la mia esperienza sul campo, a microprogetti di sviluppo culturale per la democratizzazione di questi territori e, in seconda battuta, microprogetti per lo sviluppo delle risorse territoriali, come progetti rurali. Sicuramente la realizzazione delle grandi opere non è un’opzione per lo sviluppo di questi Paesi, se non un problema. Tant’è che spesso, quando si opera in ambienti non democratici, la realizzazione di una grande opera diventa fonte stessa di una guerra di potere, quindi di spartizione dei grandi investimenti preannunciati”.


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    di MoVimento 5 Stelle

    È venuto in Aula per raccontarci la favoletta dei piromani che appiccano il fuoco nei boschi. Il ministro Galletti non si è accorto di quale e quanta emergenza nazionale stiamo vivendo nei nostri boschi e nelle nostre città.

    Siamo sotto attacco criminale. È terrorismo ambientale. Definire chi sta devastando il patrimonio naturale un semplice "piromane" è come considerare cleptomane un rapinatore a mano armata. Siamo sotto attacco su più fronti e il ministro in 40 minuti di informativa urgente ha dimostrato tutta l'inadeguatezza del governo. Per questo il Movimento 5 Stelle presenterà una mozione di sfiducia contro Galletti, che speriamo sia calendarizzata al più presto.

    Il capo dipartimento della Protezione civile Fabrizio Curcio in audizione al Senato ha raccontato che questa emergenza era prevedibile. Soprattutto per lo sfaldamento del Corpo Forestaleche ha dimezzato uomini, mezzi e soprattutto DOS, cioè i direttori delle operazioni di spegnimento. Solo in Campania siamo passati da 100 a 50. Senza queste figure fondamentali i soccorsi sono allo sbando. E lo vediamo tutti i i giorni. Sono 390 i Forestali confluiti nei vigili del fuoco senza competenze di direzione operativa anti incendio, perché, si è detto, che il numero era sufficiente mentre un documento del ministero dell'interno sostiene che i VVFF sono sotto organico di 3500 unità.

    Dimezzata anche la flotta aerea: i 32 mezzi del corpo Forestale sono stati divisi tra Vigili del Fuoco e carabinieri, dove non c'è competenza di spegnimento incendi. I fondi della Protezione civile sono diminuiti strada facendo fino a scomparire del tutto nell'ultima manovra di bilancio. Il Movimento 5 Stelle contestualmente alla presentazione della mozione di sfiducia ha presentato un pacchetto di 11 proposte che vanno dall'inasprimento delle sanzioni alla dichiarazione di stato di emergenza nazionale, incremento della flotta antincendi, potenziamento delle risorse del comando carabinieri tutela ambientale, riapertura dei termini della mobilità per consentire il transito al corpo dei vigili del fuoco del personale dell'ex corpo forestale dello stato assorbito in altre amministrazioni.

    Chi appicca gli incendi è come il killer della criminalità organizzata: dietro di lui c'è un mandante e noi seguiremo il flusso dei soldi per poter capire chi c'è dietro.


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    di Marco Valli, EFDD - MoVimento 5 Stelle Europa

    La vigilanza bancaria dell'Unione europea insiste nel focalizzarsi sul rischio di credito, chiudendo non uno, ma due occhi sul ben più pericoloso rischio finanziario. La scorsa settimana è stato infatti approvato in commissione ECON del Parlamento europeo il regime transitorio del nuovo principio contabile detto IFRS9.

    In parole semplici, l'ennesimo duro colpo al credito e ai sistemi bancari focalizzati sulle attività commerciali di finanziamento a lungo termine di famiglie e piccole, medie imprese. Non servirà a prevenire l'accumulo dei crediti deteriorati legati alla crisi economica, ma andrà solo a vantaggio dei sistemi bancari più speculativi. A loro non sarà richiesto di riflettere adeguatamente nei bilanci gli enormi rischi finanziari legati a potenziali perdite: parliamo di strumenti rischiosi, volatili o "illiquidi" come gli "Assets Level 2" e "Level 3".

    Nello specifico, si tratta di una modifica sostanziale della valutazione a bilancio dei crediti, con implicazioni che però vanno ben oltre la contabilità. Perché le banche dovranno disporre ulteriori e sostanziali accantonamenti anche per i crediti cosiddetti "in bonis", nella prospettiva di perdite future. E non più, come oggi accade, solo a fronte di crediti deteriorati o in sofferenza. Si aggiunge così un ulteriore elemento di asimmetria a questa finta e sbilanciata Unione Bancaria che sta garantendo ingiusti vantaggi competitivi alle grandi banche d'investimento dei Paesi più forti. A farne le spese saremo noi, ovvero chi detiene sistemi bancari più tradizionali e focalizzati sull'economia reale.


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