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no democraziaDomenica 17, nel silenzio generale, si sono svolte le operazioni di voto per il rinnovo del Consiglio della Provincia di Treviso. Sono passati poco più di due anni da quando Renzi, quella volta invece con massima partecipazione mediatica, si lodava per aver abolito le provincie e i suoi politici.
«Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi» sentenziava Tancredi nel "Gattopardo" ed amaramente la storia si ripete: si voleva mantenere in vita un carrozzone di cui ormai tutti i cittadini avvertono l'inutilità e si è ricorsi ad una soluzione elettorale di agile gestione e soprattutto facile da nascondere. Semplificando, infatti, con le nuove regole elettorali sono chiamati al voto tutti e solo i consiglieri comunali attualmente in carica nei comuni della provincia, mentre hanno potuto candidarsi come consiglieri provinciali solo i consiglieri comunali attualmente in carica (e come presidente della provincia solo i sindaci in carica).
Al di là del fatto, oggettivo, che, lungi dall'essere abolite, le Province sono più vive che mai, dal punto di vista puramente tecnico permangono molti dubbi sull'adozione di questa modalità elettiva. Si tratta di un meccanismo doppiamente mostruoso: da un lato, togliendo ai cittadini la possibilità di votare, si preclude loro la possibilità di scelta diretta dei propri rappresentanti, dall'altro, restringendo ai soli consiglieri comunali il numero dei possibili candidati, si introduce per tutti i futuri eletti la doppia carica (abbiamo da ieri un Sindaco Presidente... auguri!).
C'è inoltre un aspetto spesso sottovalutato, ma fondamentale per poter parlare di libere elezioni, che è quello di individuare gli eletti a partire dall'espressione di voto dei cittadini alla data di svolgimento delle elezioni. Sembra una cosa ovvia, ma domenica così non è stato. Parte dell'elettorato era infatti l'espressione del voto addirittura del 2012 2013, anni in cui i cittadini di molti comuni della Marca si sono recati alle amministrative eleggendo, ignari, i futuri “grandi elettori”. Diciamolo a bassa voce, ma la sintesi è questa: chi è al potere vota per chi è già al potere. Con tali regole dove potremmo intravedere la possibilità dell'alternanza dei nostri rappresentanti? Quali risultati diversi avremmo potuto aspettarci dall'urna, se non quelli già espressi nelle amministrative degli ultimi cinque anni? Se in futuro a candidarsi saranno sempre gli stessi (perché anche i consiglieri provinciali hanno questa possibilità), è forse il segno che ci stiamo dirigendo verso forme di potere ereditario?
Per le ragioni che ho qui brevemente esposto, mi sento in dovere di comunicare ai cittadini (i quali tre anni fa mi hanno inconsapevolmente reso parte del corpo elettorale provinciale) che di fronte a questa assurda messa in scena ho scelto la disobbedienza civile; ho scelto di non votare.

Alessandro Sartor - Consigliere Movimento 5 Stelle Farra di Soligo