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Quanto ci costano gli interferenti endocrini - Stéphane Foucart, Le Monde, Francia

Alcune sostanze nella plastica, nei pesticidi o in certi cosmetici danneggiano il nostro sistema ormonale. Con un peso per la collettività di almeno 157 miliardi di euro all’anno.

Risultati immagini per endocrine disruptorsObesità, diabete, problemi della fertilità e disturbi neurocomportamentali: queste malattie attribuibili agli interferenti endocrini costano ogni anno all’Unione europea più di 157 miliardi di euro, cioè l’equivalente di circa l’1,23 per cento del pil dell’Unione. Questa stima è il risultato principale di una serie di studi condotti da ricercatori statunitensi ed europei che saranno pubblicati sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism e che sono stati presentati il 5 marzo a San Diego, in California, al convegno dell’Endocrine society. Gli autori, che non nascondono i margini d’incertezza di questo tipo di calcoli, indicano che la spesa potrebbe anche raggiungere i 270 miliardi di euro all’anno.

Gli interferenti endocrini sono una categoria di molecole – presenti in molti pesticidi e in molte plastiche e in alcuni cosmetici e imballaggi per alimenti – che possono interferire con il sistema ormonale, anche a piccole dosi. A livello europeo o nazionale, alcune di queste sostanze – come il bisfenolo A e gli ftalati – sono già stati oggetto di restrizioni e divieti. Ma la maggior parte degli interferenti non è regolamentata.

Secondo gli ultimi risultati tra le sostanze più problematiche ci sono i pesticidi organofosfati e organoclorurati. I costi diretti (come le cure mediche) e indiretti (perdita di produttività, assenze al lavoro) dei disturbi e delle malattie attribuibili a queste sostanze ammontano in Europa a circa 120 miliardi di euro all’anno. Gli ftalati e il bisfenolo A contenuti nelle materie plastiche incidono per circa 26 miliardi di euro. I ritardanti di fiamma bromurati usati nelle imbottiture dei divani o in elettronica costano circa dieci miliardi di euro all’anno.

La riduzione delle capacità cognitive della popolazione (misurata attraverso la perdita di punti del quoziente d’intelligenza) e le malattie neurocomportamentali legate agli interferenti (disturbi dello spettro autistico e dell’attenzione, e iperattività) sono in testa con un costo complessivo di 132 miliardi di euro. Seguono i disturbi del metabolismo (obesità e diabete di tipo 2), che pesano per circa 15 miliardi di euro. Le malattie del sistema riproduttivo maschile (malformazioni genitali congenite, infertilità) vengono molto dopo, con quattro miliardi di euro. E anche se queste cifre sembrano enormi, sono molto al di sotto della
realtà.

Regolamentazione europea

La valutazione per difetto è dovuta al metodo scelto dai ricercatori, che hanno privilegiato la solidità scientifica dell’analisi a scapito della completezza. “Abbiamo individuato le malattie per cui ci sono più prove di un’implicazione degli interferenti endocrini, basandoci soprattutto sul rapporto del 2012 dell’Organizzazione mondiale della sanità e del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente”, spiega Leonardo Trasande, professore associato alla New York university e primo autore di queste ricerche. Poi gli studiosi hanno cercato nella letteratura scientiica analisi epidemiologiche che indicassero un aumento di  queste malattie dopo essere stati esposti a determinati livelli di alcune sostanze nel corso di un periodo di tempo ben deinito. “Inine”, aggiunge Trasande, “è stato necessario riunire le ricerche che permettessero di stimare l’esposizione della popolazione a queste sostanze”. Questi studi non erano molti e anche quando gli efetti biologici di un prodotto venivano confermati sugli animali e sulle persone, i ricercatori hanno preferito escluderli se non erano sostenuti anche da valide ricerche epidemiologiche o dati sull’esposizione della popolazione.

Quindi si è tenuto conto solo del 5 per cento dell’insieme degli interferenti endocrini in circolazione e “solo di una piccola parte delle malattie legate a queste sostanze”, dice Trasande. In particolare, non sono stati considerati i tumori del seno e della
prostata, presumibilmente favoriti dall’esposizione ad alcuni interferenti.

Per Trasande le analisi future colmeranno le lacune. Intanto queste ricerche, anche se preliminari, dovrebbero essere utili alla Commissione europea. Nel dicembre del 2013 la commissione doveva pubblicare i criteri per identificare gli interferenti, e cominciare a regolamentarli. Ma a causa di un’intensa attività di  lobbying, Bruxelles ha rinviato sine die la sua decisione, giustificando il ritardo con il lancio di uno studio sull’impatto economico che la regolamentazione avrebbe sulle aziende.

Correlazione fra pesticidi, diabete e diabete gestazionale

Due studi greci presentati al congresso dell’EASD di Stoccolma lanciano l’allarme.

Una vasta metanalisi condotta su oltre 66 mila soggetti dimostra come i pesticid aumentino il rischio di diabete del 61%, mentre uno studio sul diabete gravidico condotto a Creta, dimostra che nelle donne con elevate concentrazioni di pesticidi nel sangue all’inizio della gravidanza, il rischio di diabete gestazionale aumenta di 4,4 volte.

Maggiori info su http://www.quotidianosanita.it/stampa_articolo.php?articolo_id=31209

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Il Movimento 5 Stelle decisivo al Parlamento Europeo per tutelare la salute dei cittadini

Vi ricordate quando ci dicevano che non contavamo nulla? Al Parlamento Europeo il Movimento 5 Stelle fa sentire ancora una volta la voce dei cittadini grazie a Piernicola Pedicini, coordinatore in Commissione Ambiente. Stiamo parlando della citazione in giudizio della Svezia ai danni dell'Unione Europea in materia d'interferenti endocrini (pesticidi ed erbicidi), che riesce a passare grazie ai voti dei pentastellati. Ma andiamo con ordine.

LA PREMESSA
Cosa sono gli interferenti endocrini e perché sono così importanti? Si tratta di sostanze chimiche che alterano la regolazione ormonale, causando effetti sul comportamento, sulla riproduzione, sull'insorgenza del cancro, su difetti congeniti e altro ancora. La legislazione "REACH" - che regola la registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche in Unione Europea -, stabilisce che le sostanze con possibili proprietà endocrine debbano essere sottoposte a una serie di valutazioni perché ne possa essere autorizzata l'immissione sul mercato. L'obiettivo è di incoraggiare e in alcuni casi garantire la sostituzione a termine delle sostanze che destano le maggiori preoccupazioni. La legislazione che disciplina la commercializzazione dei prodotti fitosanitari, in poche parole i pesticidi e gli erbicidi, stabilisce quali sostanze attive possano essere utilizzate negli Stati membri, valutandone l'impatto sulla salute umana e sull'ambiente. Infine, il regolamento sulla messa a disposizione sul mercato e all'uso di biocidi, cioè quei prodotti usati per debellare organismi nocivi e portatori di malattie (quali insetti, ratti e topi), stabilisce che debbano essere adottati dei criteri scientifici per definire gli interferenti endocrini.

LA COMMISSIONE EUROPEA A BRACCETTO DELLE LOBBY
La Commissione Europea è quindi stata incaricata di prendere tutte le misure necessarie a proteggere la sicurezza pubblica. Tra queste, c'era l'impegno a definire ufficialmente ciò che costituisce un effetto sul sistema endocrino e designare metodi di rilevamento chimico accettabili. Infine, era d'obbligo stilare una lista dettagliata sulle sostanze chimiche bandite nella produzione dei pesticidi. La scadenza per presentare questi criteri per garantire la protezione era il 14 dicembre 2013. Tuttavia, invece di fornire le linee guida di sicurezza, la "DG Sante" (Direzione Generale per la salute e i consumatori della Commissione europea", l'equivalente europeo del Ministero della Salute italiano) ha lavorato per aggirare il divieto di usare interferenti endocrini, con la complicità delle lobby industriali e dell'EFSA (Agenzia per la Sicurezza Alimentare Europea). Quest'ultima ha un ruolo importantissimo sulle decisioni intraprese a livello europeo, in particolare nella gestione e nella valutazione del rischio su base scientifica. Basti pensare che l'EFSA è l'autorità europea che emette pareri scientifici in base ai quali vengono autorizzati gli OGM sul territorio continentale.

LA DECISIONE DEL M5S
Per questo in Commissione Ambiente il M5S ha deciso di supportare la Svezia, che ha citato in giudizio l'Unione Europea per la grave violazione. La mancanza di una definizione basata su basi scientifiche solide, infatti, può dare adito a differenti interpretazioni e, quindi, a differenti classificazioni di una certa sostanza chimica dal punto di vista legale. A causa della mancata presa di posizione e dei ritardi da parte della Commissione Europea, la salute di tanti giovani continua a essere messa a rischio. La DG SANTE e l'EFSA non hanno agito a tutela della salute pubblica, tradendo pienamente il loro mandato. La prima battaglia è stata vinta. Ora lotteremo affinché i responsabili abbiano un nome e un volto.