Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva
 
(foto di Legambiente)

Con l’approvazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 2 ottobre 2009 «Piano stralcio per la sicurezza idraulica del medio e basso corso del bacino del fiume Piave» viene esclusa la soluzione della diga di Falzè, nel comune di Sernaglia della Battaglia (TV), quale manufatto da realizzare per la prevenzione delle esondazioni e vengono individuati una serie di interventi quali l’utilizzo dei bacini di monte, l’incremento della portata del fiume nel tratto finale e una serie di casse di espansione da realizzare lungo l’asta del fiume secondo un preciso ordine di priorità.

“A giugno 2016 la giunta regionale del Veneto ha avviato le procedure per la redazione del progetto di fattibilità tecnica ed economica per la messa in sicurezza idraulica del medio-basso corso del fiume Piave” spiega Federico D’Incà del MoVimento 5 Stelle che si è interessato alla questione della diga nel comune di Sernaglia della Battaglia. In questo documento della giunta regionale si specifica come tutte le proposte di intervento basate su diversi studi incaricati dalla Regione Veneto già nel 1985, prevedano differenti soluzioni: la ricalibratura dell’alveo nel suo tratto finale, la realizzazione di casse d’espansione e la costruzione di uno sbarramento a Falzè. La delibera della giunta regionale si avvale anche delle conclusioni contenute in uno studio commissionato dalla Regione al professore D’Alpaos, il quale ritiene più ragionevole affidarsi a un sistema di due interventi disposti in cascata da realizzare sempre a monte di Falzè, ma con caratteristiche modificate rispetto a quelle a suo tempo proposte e di fatto riproponendo la realizzazione di una diga a Falzè di Piave per trattenere un volume di ca. 40 milioni di metri cubi d’acqua, sostenuta da un altro invaso da costruire più a monte.

Le criticità della costruzione della diga di Falzè sono state segnalate ed evidenziate già nel corso degli anni anche dai sindaci dei comuni interessati e da comitati spontanei di cittadini nati per la difesa del territorio (No Diga), per i quali la realizzazione dell’invaso sul Piave comporterebbe un innalzamento delle falde e inciderebbe direttamente sul deflusso dei numerosi corsi d’acqua della piana Sernagliese, con il concreto rischio di conseguenti inondazioni degli abitati vicini, così come riportato dagli studi effettuati in merito” prosegue D’Incà. L’invaso inoltre sommergerebbe un ambito di notevole valore storico ed ambientale danneggiandolo irrimediabilmente ed infatti direttive europee escludono opere ad alto impatto ambientale e paesaggistico se previste in zone della rete Natura 2000 e nel caso di specie il piano di gestione del rischio di alluvioni esclude specificatamente la soluzione della diga per Falzè di Piave.

“Per evitare che si dia corso al progetto di realizzazione della diga a Falzè di Piave ho interpellato il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ed il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo” prosegue il deputato pentastellato. È chiaro che la soluzione migliore è procedere con gli interventi previsti nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2 ottobre 2009, al fine di prevenire rischi idrogeologici che la costruzione della diga comporterebbe e di tutelare un territorio dell’alto valore ambientale, storico e paesaggistico.