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Salubrità dell'acqua distribuita attraverso l'acquedotto.

Verifica analisi

Attualmente le analisi vengono fatte dall'ente che gestisce la rete idrica, ATS, e sono disponibili nel sito web all'indirizzo web www.altotrevigianoservizi.it (risultati non sempre aggiornati) oppure http://www.altotrevigianoservizi.it/images/prova/Tabella_analisi_acque.pdf.
Tuttavia le analisi disponibili nel web sono molto carenti di elementi essenziali, quali la concentrazione di nitriti, e la concentrazione di inquinanti in particolare di diserbanti.
Sarebbe inoltre interessante poter effettuare una ispezione ai pozzi da cui viene prelevata per assicurarsi che nei dintorni non vengano utilizzati diserbanti e non siano presenti colture agricole che potrebbero inquinare la falda attraverso fertilizzanti e fitofarmaci.

L'atrazina

L'atrazina è un erbicida che ha avuto una grande diffusione in tutto il mondo . Poi si è capito che non attaccava solo le piante cattive, ma faceva male anche ad altri esseri viventi. Un biologo dell'università della California ha esposto 40 rane a quantità di atrazina inferiori ai livelli di guardia. Risultato? Ben 30 rane sono diventate sterili. Altre quattro invece hanno addirittura cambiato sesso: da maschi si sono trasformate in femmine. Ed è alto il sospetto che provochi guasti simili anche agli uomini. Per questo da decenni la sostanza è stata messa al bando, ma la natura fatica a smaltirla. Oggi nei fiumi e nella falda acquifera italiane continua a essercene tantissima,soprattutto nelle regioni del Nord Italia.

Il Rapporto nazionale pesticidi nelle acque dell'ISPRA, basata sui campioni rilevati nel 2009-2010 in Italia, stabilisce una realtà preoccupante: il 55% delle acque superficiali è inquinato da pesticidi, e il 28% di queste hanno quantità superiori alla soglia di potabilità. Migliore il risultato delle analisi dei campioni prelevate dalle acque di falde: il 28% di questi sono inquinati da erbicidi, e di queste il 9,6% hanno concentrazioni superiori alla soglia di potabilità. L'emergenza più grave è stata, chiaramente, riscontrata nella Pianura Padana, dove l'agricoltura viene svolta in modo più intensivo.

I PFAS

Cosa sono e dove vengono utilizzati?

I composti perfluoro alchilici sono molecole organiche contenenti fluoro, utilizzate principalmente per l'impermeabilizzazione delle materie plastiche, carta, pellami e per le cere da pavimento. Vengono impiegate ad esempio per trattare il teflon usato nelle pentole antiaderenti, oppure per la realizzazione di abbigliamento sportivo, goretex e tessuti antimacchia.

Sono inquinanti organici persistenti, ovvero che non si degradano nel tempo, ed hanno numerosi effetti collaterali nell'uomo: sono interferenti endocrini (ovvero agiscono alterando il sistema ormonale) e possibili cancerogeni (lo IARC li inserisce nella classe "2b").

Il regolamento UE 757/2010 stabilisce dei limiti stringenti sull'uso di alcuni PFAS, come il PFOA e PFOS, mentre possono essere utilizzato senza restrizioni in altri paesi come la Cina.

In Europa, PFOA e PFOS vengono sostituiti da PFBA e PFBS, che sono composti fluoroalchilici a molecola più corta che però risultano anch'essi persistenti, accumulandosi in dosi elevate nei diversi tessuti umani (Perez, Terragona, 2013). Sono persistenti in acqua, tant'e' che in Veneto, regione che presenta un'elevato inquinamento da PFAS soprattutto in provincia di Vicenza, Treviso e Venezia, analogamente a come è stato fatto per l'atrazina, è stato triplicato il limite di questi composti nell'acqua, da 500ng/L a 1500ng/L, data l'impossibilità tecnica di contenere i valori nell'acqua potabile di alcuni comuni al di sotto del limite precedente. (nopops.it)

Il 9 dicembre 2015 il Movimento 5 Stelle e Medicina Democratica hanno presentato ricorso al Presidente della Repubblica grazie al quale non entreranno in vigore i nuovi limiti voluti dalla Regione Veneto e dai comuni maggiormente inquinati dai PFAS fintanto che  non si pronuncerà il Consiglio di Stato. Il ricorso è stato finanziato dalle rinunce di parte dello stipendio da parte dei consiglieri regionali del M5S.

Il risultato dei campionamenti in Veneto

La zona più inquinata è il vicentino, in particolare nella zona di Trissino dove ha sede l'industria chimica Miteni e dove i rilievi hanno valori di oltre 5000ng/L; tuttavia le falde acquifere hanno distribuito i PFAS verso Venezia, registrando valori allarmanti a Paese e Casale sul Sile.

La provincia di Belluno è indenne a questo inquinamento, mentre per quanto riguarda l'alto trevigiano abbiamo tutti rilievi a zero ad eccezione di Vittorio Veneto, in cui sono stati rilevati 20ng/L, e Farra di Soligo dove sono stati rilevati ben 100ng/L. Ma a Farra di Soligo non ci sono industrie che utilizzino o producano i PFAS! La cosa sconcertante è che gli stessi monitoraggi eseguiti nei comuni limitrofi, Sernaglia della Battaglia, Moriago dell Battaglia, Pieve di Soligo, hanno rilevato una concentrazione di PFAS pari a ZERO. Perché proprio a Farra di Soligo è stata rilevata la presenza di PFAS?

L'analisi svolta a dicembre 2015 da ATS sull'acqua potabile captata a Borgo Grotta, a Farra di Soligo, attesta l'assenza di PFAS.

Stesso risultato per l'analiasi svolta a dicembre 2015 da ATS sull'acqua potabile captata dal Pozzo Bisol (lungo il fiume Soligo).

Risultato di indagini epiedemiologiche svolte in Veneto sui PFAS

Uno studio condotto da ISDE e ENEA mette in luce una maggiore mortalità nelle aree maggiormente colpite da concentrazione alta di PFAS:

http://www.sivempveneto.it/vedi-tutte/32224-pfas-studio-isde-enea-boom-di-decessi-nelle-aree-interessate-in-30-anni-1300-morti-sospette-sono-43-morti-in-piu-allanno-rispetto-alle-zone-vicine-non-coinvolte-dalla-contaminazione

Acqua inquinata in gran parte del Veneto centrale

Di seguito quanto riportato dall'europarlamentare M5S Marco Zullo nel suo sito http://www.marcozullo.it/gran-parte-del-veneto-centrale-e-inquinato/

pfas venetoGrazie all’accesso agli atti effettuato dal Consigliere regionale M5S Manuel Brusco scopriamo che le analisi su campioni di uova, pesci, bovini, insalata e ortaggi hanno confermato ciò che tutti temevano: gran parte del Veneto centrale è inquinata fortemente dalle sostanze perflouoro-alchiliche (PFAS), largamente usate nell’industria per impermeabilizzare tessuti e materie plastiche. I valori vanno fino a 57 microgrammi per chilogrammo. Ma il problema va perfino oltre, secondo le nostre ultime scoperte.

In una relazione Arpav del 24.08.2015, riguardante il funzionamento della barriera idraulica costruita dalla Miteni a Trissino (VI) per contenere l’inquinamento dei PFAS nella falda, si legge che “non sembrerebbe evidente una significativa riduzione della concentrazione dei composti perfluoroalchilici a valle della barriera idraulica”. Da questa affermazione è difficile pensare ad un miglioramento della situazione, specialmente se si considera che le ultime analisi risalgono a febbraio/marzo 2015 e che il periodo primavera/estate 2015 non è stato particolarmente piovoso.

pfas veneto inquinato Marco Zullo M5S Europa

Oltre ai famosi PFAS, nella falda sotto il sito della Miteni si riscontra la presenza DI ALTRE SOSTANZE che meritano attenzione. Trattasi di solventi clorurati (CLOROFORMIO, TRICLOROETILENE, comunemente conosciuto come trielina, TETRACLOROETILENE, TRICLOROMETANO, DICLOROPROPANO), metalli (ALLUMINIO, FERRO), clorobenzeni (1,4-DICLORO-BENZENE). Non tutte queste sostanze sono state ricercate in ogni campagna analitica, tuttavia hanno superato più volte i limiti di CSC (concentrazione soglia contaminazione) per le acque in falda nel periodo dal giugno 2013 al febbraio 2015.

Vista la presenza di questi composti, il problema andrebbe quindi oltre i PFAS. Il dato certo è che questo provvedimento di emergenza (messa in sicurezza d’emergenza per l’esattezza) adottato attraverso le barriere idrauliche per (in teoria) evitare che altro contaminante già in falda si propaghi fuori dal sito inquinato della Miteni, dovrà funzionare per anni e sicuramente meglio di come funziona ora.

Se per i PFAS non è ancora stato completato in Italia uno studio epidemiologico che ne determini la reale tossicità o addirittura cancerogenicità, anche se va ricordato il caso DuPont in America, quest’affermazione non vale per alcuni degli altri composti che sono già accertati come SOSPETTI CANCEROGENI.

Come se non bastasse, l’Istituto Superiore di Sanità ha scorporato e aumentato i limiti per due composti che prima erano raggruppati con gli “altri PFAS” e, precisamente, gli equivalenti di PFOA e PFAS a quattro atomi chiamati PFBA e PFBS assegnando a ciascuno un valore limite di 500ng/l. L’impressione che abbiamo è che, viste le difficoltà ad abbattere questi composti a catena corta, per non costringere alcuni comuni a spese esorbitanti per il filtraggio e per non bloccare l’attività industriale della Miteni, che il “caso” vuole abbia spostato l’attuale produzione proprio su composti a quattro atomi, si sia optato per l’aumento dei limiti di fatto triplicandoli da 500 a 1500ng/l.

I PFAS a catena corta (PFBA e PFBS) sono meno persistenti sia nell’ambiente sia nell’uomo. Ma questi composti a catena corta sono per certi aspetti più dannosi perché più reattivi (come già accaduto in altri casi d’inquinamento nel passato, non si può prevedere come si possano combinare con altre sostanze già presenti nell’ambiente) e molto più difficili da trattenere dai filtri utilizzati per la purificazione dell’acqua. Inoltre, come dimostrato dallo stupore espresso a metà ottobre 2015 da un gestore delle acque, i filtri normalmente sostituiti ogni otto mesi ora ne durano solo tre dimostrando una consistente riduzione della loro efficacia (circa 1/3 del tempo) col conseguente triplicamento dei già alti costi per i cittadini.

Se non fossero sufficienti queste novità, si aggiungono anche le analisi su ortaggi e animali delle ULLS del Veneto interessate da questo inquinamento, da cui si evince che nelle uova di gallina, nel pesce e nell’insalata mista i PFAS si concentrano significativamente.

Chiediamo chiarimenti nei risultati del monitoraggio degli alimenti e in particolare per alcuni campioni risultati contaminati dove nella nota di riferimento compare alimentati con “acquedotto o allacciamento all’acquedotto”. Da questo si evince che gli animali sono stati abbeverati con acqua purificata dell’acquedotto. Abbiamo tre esempi: uova di gallina a Megliadino San Fidenzio (PD), fagiano a Minerbe (VR), fegato di bovino a Sovizzo (VI) che presentano alte concentrazioni di questi inquinanti.

Dal nostro punto di vista i casi sono due:

  1. Nonostante l’enorme impegno tecnico ed economico dei gestori degli acquedotti con l’introduzione dei filtri a carboni attivi non si riesce ad arrivare al totale abbattimento delle sostanze.
  2. Se i filtri funzionano, si riscontra comunque un notevole accumulo di tali composti negli animali e prodotti alimentari.

La conseguente domanda è: cosa succede nell’uomo?

E, a questo proposito, ci preoccupano le dichiarazioni dei medici per l’ambiente (ISDE) che sottolineano come i PFAS, anche se assunti in dosi modestissime ma continue, possono costituire un pericolo per la nostra salute ed in particolare per i bambini.

In definitiva possiamo continuare ad abbeverare gli animali, che poi entrano nella nostra catena alimentare, con l’acqua dell’acquedotto? Possiamo continuare a berla anche noi quell’acqua?

In data 18 marzo 2015 come M5S abbiamo presentato un esposto alle Procure di Vicenza, di Verona e di Padova dove riportavamo il rischio per la salute, la provenienza di questo inquinamento, il costo a carico della collettività per il filtraggio e le notizie storiche dell’inquinamento che parte dagli anni ’70, facendo notare che la Miteni produceva il PFOA a un costo sei volte inferiore a quello sostenuto dalla DuPont. Abbiamo inoltre chiesto al Procuratore da quanto tempo i vari enti locali, le ULLS e l’Arpav fossero a conoscenza di questo inquinamento. Dalle notizie storiche si evince che sicuramente qualcuno ne era a conoscenza almeno dagli anni ’70. Cosa si è fatto per impedirne la propagazione nell’ambiente e, eventualmente la produzione? Ad oggi non abbiamo ricevuto nessuna notizia dalle Procure.

A distanza di più di due anni non si è ancora fatta chiarezza sulla questione PFAS e soprattutto non si è presa una posizione chiara con la ditta responsabile della contaminazione. A questo punto sorgono tutta una serie di domande:

  • Quanto dovranno ancora aspettare i cittadini per vedere pienamente tutelata la loro salute?
  • Viste le notizie che abbiamo recuperato, chi tiene informati i cittadini sull’andamento della “bonifica”?
  • Chi sta vigilando e monitorando le azioni correttive?
  • A che punto sono le analisi sul sangue dei cittadini della zona interessata?
  • E’ stato eseguito uno studio epidemiologico sulle popolazioni esposte? Se si, perché non vengono divulgati i risultati? Se non è stato svolto deve essere condotto al più presto.
  • Alla luce dei dati non è forse il caso di dichiarare l’emergenza ambientale e sanitaria e chiedere fondi per eseguire studi ancora più approfonditi?

Il problema è allargato non solo all’uomo ma anche all’economia: senza qualità dell’ambiente anche i prodotti agricoli saranno inquinati e dannosi per il nostro organismo. L’Italia è famosa nel mondo per il suo cibo. Un territorio contaminato produce cibo contaminato. Se non conserviamo la qualità del nostro ambiente, non conserveremo il valore aggiunto che rende il nostro cibo così speciale. E tra comprare un pomodoro italiano e un pomodoro cinese non ci sarà più così tanta differenza.

A gennaio 2014 abbiamo presentato una interrogazione parlamentare ai Ministri dell’ambiente e della salute. Il Ministro dell’ambiente rispose che “entro l’estate del 2014 si sarebbe dovuti pervenire alla definizione degli standard di qualità ambientale, per parte dei composti fluorurati”. Ma non successe nulla. Abbiamo dunque presentato una nuova interrogazione, chiedendo un aggiornamento sulla determinazione degli standard, senza ottenere risposta. La gravità della situazione sembra essere inversamente proporzionale all’interesse prestato dai Ministri all’Ambiente e alla Salute, rispetto a questo gravissimo problema ambientale che, per dimensioni e pericolosità, ha assunto la connotazione di un vero disastro. Una terza interrogazione verrà presentata a breve, sul problema della tutela della salute dei cittadini, residenti nelle zone coinvolte.

Noi seguiremo la situazione al nostro meglio. Confidiamo che anche gli enti preposti non abbassino l’attenzione e pongano argine all’inquinamento delle falde.

Enrico Cappelletti (Senato)

Alberto Zolezzi (Camera)

Roberto Castiglion (Sindaco di Sarego) e la sua giunta

Sonia Perenzoni (consigliere comunale Montecchio Maggiore)

Manuel Brusco (consigliere regionale Veneto commissione ambiente)

Jacopo Berti (capogruppo M5S Regione Veneto)

Marco Zullo (europarlamentare M5S commissione agricoltura)

Acque minerali

L'indagine svolta dalla trasmissione Report mette in luce alcune contraddizioni del Ministero della Salute sulla valutazione degli inquinanti nelle acque: alcuni valori limite risultano superiori nelle acque minerali rispetto all'acqua di acquedotto, mettendo in luce come in alcuni casi potrebbe essere meno sicura l'acqua minerale rispetto a quella del servizio idrico.

E' possibile vedere la puntata all'indirizzo http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-7a87bd25-0497-4bbe-bb37-4e0845503e25.html dove è inoltre possibile consultare il risultato di analisi condotto su 32 acque minerali largamente diffuse nel mercato italiano.