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L’accordo sulle riforme costituzionali e sulla legge elettorale messo a punto da Renzi-Verdini-Berlusconi (tutti e 3 condannati, ndr), comporterà che:

  1. dalle prossime elezioni verranno eletti, una volta ancora, solo i candidati scelti dalle segreterie dei partiti.

  2. grazie al premio di maggioranza, un partito con una minoranza di voti potrà ottenere al primo turno anche il 55% dei seggi. E godere di un potere enormemente accresciuto.

  3. le differenze tra poteri legislativo ed esecutivo andranno a sfumare…. facendo venir meno la funzione di controllo del Parlamento sul Governo. Grazie anche ad istituzioni di garanzia umiliate ed annichilite.

  4. Il Senato rimane spogliato di quasi tutte le sue funzioni. Ma gli attuali Senatori verranno sostituiti da Senatori NOMINATI che, se verranno nominati tra coloro che hanno problemi di giustizia, la faranno franca grazie all’immunità.

  5. I risparmi per le casse dello Stato conseguenti alla riforma del Senato saranno di 42 milioni di euro (forse nemmeno quelli), e non di un miliardo, come falsamente (ma non a caso), divulgato da Renzi a giornali e televisioni.

  6. I cittadini vengono ulteriormente allontanati dalla politica. Aumenta enormemente il numero di firme per indire un referendum e per depositare un disegno di legge di iniziativa popolare.

  7. Il meccanismo della tagliola entra in Costituzione. Tutte le leggi del Governo potranno farla scattare, con conseguente effetto bavaglio dell’opposizione.

  8. Il Presidente della Repubblica sarà scelto di fatto, dal partito di maggioranza. Ne consegue che perde anche quelle poche funzioni di garanzia che ancora gli rimanevano.

  9. Il segretario del primo partito potrà determinare nomina ed elezione di 10 dei 15 membri della Corte costituzionale. Difficilmente, dunque, la consulta boccerà in futuro le leggi della maggioranza. Aumenta inoltre il suo controllo sul CSM.

E si potrebbe continuare.

Questa riforma, in conclusione, è ispirata al piano di rinascita democratica (meglio nota come la P2 di Licio Gelli).

E. Cappelletti, deputato M5S