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Convegno La salute comincia dal'alimentazione - Treviso, 7 novembre 2016

Convegno organizzato da La Spiga d'Oro a Treviso il 07/11/2016: Franco Berrino, La salute comincia dall'alimentazione

Convegno Alimentazione, inquinamento, veleni - Revine Lago, 28 settembre 2016

Alimentazione e tumori

Informazioni varie sul cibo, caratteristiche organolettiche, consigli nutrizionali.

L'alimentazione e i tumori: le risposte dell'AIRC a domande frequenti.

Lo IARC assegna alle carni rosse ed alle carni trasformate (attraverso salatura, affumicatura, essicazione e conservanti chimici) il livello massimo (1) di cancerogenicità, lo stesso livello di amianto, benzene, arsenico, alcool e fumo di sigaretta.

Secondo l'OMS 34 mila decessi l’anno nel mondo sarebbero dovuti a un’alimentazione ricca di salumi, contro un milione di morti per il fumo, 600 mila per l’alcool e oltre 200 mila per l’inquinamento dell’aria. In Italia i morti a causa dell'aria inquinata sono 25.000 all'anno, una quantità abnorme che fa riflettere sulla necessità di ridurre l'inquinamento dell'aria: gli inceneritori, le aziende inquinanti e tutte le centrali a carbone vanno chiuse subito, cosiccome deve essere subito vietato l'uso in agricoltura di pesticidi di sintesi, dal momento che è possibile coltivare anche con metodi biologici.

Video in inglese prodotto dalla Coop svedese che mostra come, passando da un'alimentazione convenzionale a biologica, già in 2 settimane i contaminanti da pesticidi si riducano drasticamente.

Perché è importante mangiare pasta biologica

Alessandro Pulga dell’ICEA, prestigioso ente di certificazione, ci spiega i vantaggi dell’agricoltura biologica per chi ama la cucina sana. Tratto dal sito web di Sgambaro

Quali sono le garanzie per chi consuma pasta biologica?

Il grano e la pasta biologica sono controllati in tutte le fasi della loro produzione al fine di verificare che non contengano antiparassitari di sintesi chimica (compresi gli acaricidi e insetticidi utilizzati duranti le fasi di stoccaggio), né OGM, se non in tracce dovute purtroppo a contaminazioni accidentali e tecnicamente inevitabili.

Per conservare il grano convenzionale, non biologico, spesso si utilizzano sostanze di sintesi come la fosfina o, ancor peggio, il piriminphos-metile, una sostanza molto persistente che si può ritrovare anche nella farina e nella pasta, seppur in concentrazioni ammesse dalla legge. Grazie all’agricoltura biologica queste sostanze, oltre a non essere ingerite da noi consumatori, non si diffondono nell’ambiente, con indubbio vantaggio per le generazioni future.

Per chi ama la pasta integrale, che deriva da grano non raffinato, è particolarmente importante prodotti da agricoltura biologica…

Infatti. Molti antiparassitari utilizzati in agricoltura, sia in fase di coltivazione che durante lo stoccaggio e il trasporto, si depositano proprio nella superficie esterna dei frutti, semi e foglie. Nei processi industriali di raffinazione queste porzioni esterne vengono normalmente eliminate (insieme, purtroppo, a tante preziose fibre, proteine e altre sostanze utili).

[ndr: Inoltre molte sostanze cancerogene e interferenti endocrine sono liposolubili, ovvero si fissano sul germe di grano, presente nelle farine integrali ma non in quelle raffinate. Il risultato è che un alimento integrale non biologico potrebbe essere meno salutare di un alimento raffinato!]

La pasta biologica integrale non presenta questo problema proprio perché è ottenuta senza l’impiego di antiparassitari di sintesi chimica. Lo stesso vale per le farine, i prodotti da forno e il riso.

Quali sono i metodi di difesa utilizzati in alternativa ai pesticidi?

L’agricoltore biologico punta a ridurre al minimo tutti gli input esterni, preservando la naturale fertilità del terreno e sfruttando al massimo i meccanismi e gli equilibri naturali. Evita assolutamente la monocoltura e tutela la biodiversità con rotazioni e successioni colturali ampie ed estensive, che prevedano sempre la coltivazione di leguminose e sovesci. Predilige tutte le tecniche di coltivazione meccanica e privilegia le varietà autoctone e naturalmente resistenti ai parassiti e alle malattie.

E in caso di necessità?

L’agricoltore può intervenire con concimi e ammendanti organici naturali, con alcune rocce naturali, con prodotti per la difesa di origine naturale (zolfo, rame, piretro oli ed estratti vegetali ecc.) o tecniche di lotta biologica (insetti antagonisti, confusione sessuale, ecc.) L’agricoltura biologica vieta rigorosamente l’impiego di concimi minerali, gli antiparassitari sistemici e tutti i diserbanti e geodisinfestanti di sintesi chimica. Eventuali contaminazioni accidentali con antiparassitari non ammessi non possono superare 0,01 mg/kg che è un limite che spesso coincide con la sensibilità delle apparecchiature di analisi.

Tutto il buono della pasta integrale [fonte: girolomoni.it]

Gustosa. Ricca di fibre e di proteine. Con buone percentuali di vitamina E, quella dell’anti-età. E molto più saziante della versione tradizionale. Sono queste le buone ragioni per consumare pasta integrale.

Chi l’ha assaggiata qualche anno fa e l’ha subito abbandonata, deve riprovare. Perché negli ultimi tempi la pasta integrale è molto cambiata. Da alimento-medicina “punitiva” e troppo fibroso si è infatti trasformato in un prodotto gradevole. E inserirla nel normale menù ora è più facile. Ma perché ci consigliano di mangiarla? Cerchiamo di scoprirlo.

Integrale o tipo integrale?
In commercio sono disponibili due tipi diversi di pasta scura. Quella “tipo integrale” è preparata con normale semola di grano duro raffinata cui viene aggiunta crusca. Si tratta di un prodotto classificato come dietetico, in quanto viene addizionato di sali di ferro e vitamine, in genere del gruppo B.
Troviamo poi pasta preparata con farine integrali di grano duro, cioè ricavate dalla semplice macinazione del chicco senza raffinazione né aggiunte. A causa di una vecchia normativa che considera “vera pasta” solo quella ricavata da semola raffinata, questi prodotti non possono essere venduti con la denominazione di “pasta integrale” ma con nomi di fantasia (“preparato integrale similpasta”, “prodotto di semolato integrale di grano duro”, eccetera). Eppure sono i migliori.

Il problema? Conservarla
La pasta preparata con farine integrali contiene infatti tutte le parti del chicco di frumento. Oltre al nucleo interno più ricco di amido e alla crusca, che apporta più fibre, è miscelato con il resto anche il germe, ricco di oli. E sono proprio questi oli che, a contatto con sostanze presenti nella parte fibrosa del seme, con il passare dei mesi possono provocare un decadimento del prodotto, rendendo la pasta acida. In effetti i produttori di questo tipo di pasta integrale indicano un termine minimo di conservazione nell’ordine di due anni contro i tre-quattro della pasta bianca e “tipo integrale”.
Anche per evitare questi problemi di deperibilità le industrie alimentari preferiscono produrre pasta “tipo integrale” con semola raffinata e crusca, senza aggiunta del germe.

Biologica e controllata
Mentre la pasta “tipo integrale” è venduta sotto marchi tradizionali, quella ottenuta dal chicco intero è, in genere, di produzione biologica.
Le industrie alimentari che producono pasta “tipo integrale” sono, per la maggior parte, ben attrezzate a livello di controllo qualità e possono garantirsi materie prime sicure. Per quanto riguarda il prodotto biologico, ricordiamo che non vengono usate sostanze chimiche nella coltivazione e nella conservazione. La garanzia è massima per i grandi produttori biologici di pasta, che utilizzano silos e impianti propri e non corrono il rischio di rimescolamenti di semi di diversa provenienza.
Le paste biologiche sono poi essiccate a bassa temperatura per mantenere integre le componenti del chicco di frumento sensibili al calore. In particolare, risulta maggiormente preservato il contenuto di lisina, l’aminoacido essenziale presente in piccolissime quantità nei semi di cereali (gli aminoacidi essenziali sono le componenti delle proteine che il nostro organismo non è in grado di sintetizzare e deve ottenere già formate con gli alimenti).

Perché è consigliabile
La pasta integrale e quella di “tipo integrale”, sono integratori naturali di fibra, una sostanza carente nell’alimentazione moderna. La fibra della crusca è insolubile: assorbe acqua aumentando di sei-otto volte il proprio peso. Questo “ammorbidisce” il contenuto dell’intestino e accelera il transito: azione positiva in caso di stipsi, diverticolite, colon irritabile ed emorroidi.
La fibra garantisce, oltre al selenio, più proteine e vitamine del gruppo B, che invece si riducono molto con la raffinazione. Nella pasta integrale completa di germe è presente anche la vitamina E, un potente ossidante.
Anche calcio e ferro, insieme ad altri minerali, sono più abbondanti nelle paste scure rispetto alle bianche. Ma questa ricchezza non può essere utilizzata a causa della fitina, una fibra non digeribile della crusca che “lega” i minerali e impedisce l’assorbimento. Il problema si aggira consumando alimenti che contengono calcio (latte e derivati) e ferro (carni e legumi principalmente).
Per chi invece mette alla base della propria dieta gli alimenti integrali, intervengono altri fattori.

L’abitudine aiuta
I vegetariani, o le persone che consumano poca carne, possono comunque mangiare pasta e pane e integrali senza rischiare carenze di calcio o ferro. Perché l’organismo si adatta e dopo un po’ riesce ad assorbire i minerali. Infatti l’apparato digerente attiva la fitasi, l’enzima che distrugge la fitina e permette l’assorbimento dei minerali. Può essere importante sapere che i minerali sono più biodisponibili del pane integrale ottenuto con lievitazione acida invece che con lievito di birra, perché nel primo caso i batteri del lievito acido producono fitasi nel corso della lievitazione.

Quante sono le calorie
La pasta integrale è, rispetto a quella bianca, più ricca di fibre indigeribili, ma contiene anche una piccolissima quantità di grassi. Però alla fine le calorie sono più o meno le stesse (355-370). Per essere più precisi, un prodotto con il germe ha circa il 5 per cento in più di calorie delle paste “tipo integrale”. Davvero poche.
C’è da dire però, che le paste scure assorbono molto sugo. Se questo ha una base grassa (di olio o burro) c’è il rischio di portare in tavola un piatto un po’ troppo calorico. Meglio puntare su salse a base di verdure, non eccessivamente condite con grassi: tra l’altro, sono quelle con cui il gusto integrale si abbina meglio.

Non gonfia ma sazia
Se consumando pasta integrale non c’è necessariamente un risparmio di calorie, bisogna però considerare l’utile effetto delle fibre sul senso di sazietà. Le fibre insolubili contenute hanno la caratteristica di gonfiarsi di acqua con una certa lentezza. Per questo non danno un immediato senso di sazietà, a meno che non si mastichi molto lentamente. Il loro effetto è invece a medio termine: gonfiandosi nel corso della digestione, mantengono sazi più a lungo e quindi ritardano la ricomparsa dello stimolo della fame. Evitando fuoripasto o “alleggerendo” la merenda, si otterrà alla fine un risparmio calorico reale nel bilancio della giornata.

Fitofarmaci

Fungicidi antibotrite

Riteniamo doveroso porre l'attenzione sui trattamenti antibotrite che vengono fatti alla frutta, a pochi giorni dalla raccolta, per evitare la formazione della muffa grigia.

antibotritico etichetta

L'immagine a lato riporta un estratto delle frasi riportate sull'etichetta di un fitofarmaco antibotritico normalmente utilizzato in agricoltura convenzionale.

In particolare si noti come:

- si raccomandi di utilizzare il prodotto già dalla fioritura della pianta;

- a seguito del trattamento antibotrite, non si debba rientrare nel terreno per 1 giorno intero...

- però, magia, dopo 3 giorni si possano già raccogliere, e quindi  vendere e mangiare,  fragole, pomodori, peperoni e cetrioli!

Altri fitofarmaci della stessa categoria, ma con altra formulazione, riportano in etichetta, testualmente, "Sospendere i trattamenti 3 giorni prima del raccolto per uva da tavola, 21 giorni prima del raccolto per uva da vino", indicando quindi che il fitofarmaco perde tossicità dopo 21 giorni nel caso di uva da vino, e soli 3 giorni nel caso di uva da tavola!

Ovviamente, questo tipo di fitofarmaci non è ammesso in agricoltura biologica.

 

 

 

 

 

 

 

Gli zuccheri nell'alimentazione

L'Organizzazione Mondaile della Sanità, nella recente revisione delle linee guida sugli zuccheri, raccomanda di limitarne il consumo di zuccheri aggiunti a meno del 10% delle calorie totali giornaliere e auspicando un’ulteriore riduzione al 5%, raccomandazione che non è piaciuta alle aziende produttrici di dolci e bevande gassate.

Si parla di zuccheri aggiunti, quindi via libera ad ogni tipo di frutta, anche se naturalmente zuccherina e quindi calorica.

Necessità di ridurre l'acrilammide nella cottura degli alimenti

L’acrilammide è una sostanza genotossica e cancerogena, ovvero può provocare mutazioni del nostro DNA aumentando il rischio di tumore. Nel 2015 l’Efsa (Autorita europea per la sicurezza alimentare) ha dichiarato che sebbene non esista una dose sicura, è possibile stabilire una dose con effetto trascurabile, tenuto conto del margine di esposizione, che per un uomo di 60 kg, tenuto presente il margine di esposizione, equivale a un microgrammo al giorno di acrilammide, ovvero la quantità che possiamo riscontrare in 1 g di patate chips, 3 g di patate fritte, 4 g di biscotti e 3 g di Plasmon Primi Mesi.

Tutti in Europa siamo esposti all'effetto cancerogeno dell'acrilammide, in particolare i bambini che pesano meno e spesso fanno largo consumo di alimenti a rischio (patatine fritte, biscotti, pane, fette biscottate, cracker).
Il consiglio è ovviamente quello di prediligere le cotture al vapore, bollito, microonde. Nel caso di cottura al forno, piastra o frittura, utilizzare temperature più basse (e quindi cotture più a lungo) e terminare la cottura appena il cibo diventa dorato.

Maggiori informazioni su Il Fatto Alimentare.